Máximo Chehin e la vita delle parole
Non preoccuparti se non riuscirai a capire ogni cosa dei libri che leggi, scriveva Pavel Florenskij alla giovane figlia, in una lettera struggente e appassionata, dal lager delle isole Solovki, intorno alla metà degli anni Trenta del secolo scorso. “La bellezza non è una cosa nella quale si possa penetrare immediatamente”.
Sono arrivati da pochi mesi in Italia due significativi racconti di Máximo Chehin, Ultimo cerchio e Il cielo sotto i piedi. Le storie dell’autore argentino raccontano di lettori che non possono comprendere le parole – facendo proprio il testo – perché non possono guardare le parole fino in fondo. Il limite dei personaggi delle due raffinate e simboliche novelette – che sono due uomini dalla vita così diversa e così uguale – sarà quello di (more…)
View Comments 06/03/2011@ Condividi


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