Parole abusate che la gente non capiscono |

Pubblicato da Antonio MaccioniSeguimi su Twitter4/6/2011

Spoiler: nel pezzo, come nel titolo, si fa dell’ironia. Tale precisazione si è resa necessaria dopo una serie di commenti di lettori inneggianti alla grammatica.

Certi bravi preti, gli psicoterapeuti che si occupano di internet, i professori di filosofia, i comunicatori italiani che followano i comunicatori americani, riguardo alla gente, la pensano tutti allo stesso modo. Ci sono parole talmente serie che, a dirle, che tu le dica ridendo o piangendo, non perdono neppure un briciolo del loro significato. Eppure, quando alla fine quelle parole la gente le ripetono tutti insieme e quasi contemporaneamente, è come se la gente quelle stesse parole non è che le svuotano di senso, è che non riescono nemmeno a sentirle più. Non è che le parole perdono di significato, è che la gente quelle parole smettono di capirle. Quei bravi preti, gli psicoterapeuti, i professori e i comunicatori italiani, quando si accorgono che la gente iniziano ad ubusare di quelle parole senza riconoscerne più il senso, si mettono a ripeterlo tutti insieme sostenendo che non si sentono molto d’accordo.

Questi sono alcuni dei casi più eclatanti, e bisognerebbe ricordare alla gente cosa quelle parole significano.

Grazie – Jessica Levco – che dice di essere una persona educata e a modo, una che cede il passo agli anziani e che mette il tovagliolo sulle ginocchia – dice pure che Twitter, email e Facebook hanno svalutato il significato vero del ringraziare e dell’essere ringraziati. La gente infatti ringraziano per ogni cosa: a risposta ricevuta si ricambia sempre con un grazie. Si ringrazia per ogni retweet. Si ringrazia per ogni messaggio. Si ringrazia subito anche perché diversamente la gente se la prendono e si accorgono immeditamente di non essere stati ringraziati. Secondo Jessica Levco la gente quando gli si dice “grazie” dovrebbero semplicemente rispondere con un cortesissimo “di niente”. Perché se la gente dovessero continuare a ringraziare per ogni ringraziamento, per tirare le somme, allora, quando finirebbero?

Leggere – La gente non riescono più a leggere oltre i 140 caratteri e fanno difficoltà a comprendere il significato di un testo lungo e la sua complessità. La gente di internet devono imparare a leggere.

Amici – Su Facebook si stringe amicizia ma certe volte succede che la gente smettono di essere amici non si sa bene come. Ad esempio lo scopri quando devi mandare un messaggio privato alla gente e non la trovi più fra gli amici e ti chiedi cosa mai potrebbe essere successo, dato che prima ti chiedono l’amicizia e poi non se la sentono più di aggiungerti.

L’amicizia è infatti una cosa molto complicata e molto semplice a un tempo, forse è persino il cuore di tante questioni che riguardano la natura umana e la nostra vita di ogni giorno, che persino è una vita normale nella quale con gli amici si parla del tempo e del mare, di femmine e di lavori, di concerti e di quando la gente erano bambini che andavano a scuola e che cadevano dalla bicicletta inciampando sul supertele. Che ridere. La verità è che gli amici sono molto importanti come importante è l’amore, e infatti ci sono persone che non si sentono molto d’accordo con la svalutazione di certi termini. Ad esempio papa Benedetto XVI una volta ha detto che sì, certo, vanno pure bene i social network, ma la gente bisognerebbe che evitassero di cedere all’illusione della creazione di falsi profili (come ad esempio quelli di Facebook), perché alla fine la gente possono fissarsi con la spropositata ricerca di amici per concludere con l’imbambolarsi nell’autocompiacimento.

Seguire – Su Twitter il “follow” significa “seguire”: è una specie di “stringi amicizia” di Facebook. Solo che su Twitter alla fin fine ci sono tutti che seguono tutti, ma non si capisce più bene chi seguono e nemmeno cosa. Si schiaccia un bottone e la timeline (una specie di bacheca) si riempie dei messaggi brevissimi degli altri twitteri e delle twittere. C’è chi è sempre innamorato, chi è sempre stato lasciato da qualcuno o da qualcosa e chi parla sempre di libri, di gatti, di cucina, di pettegolezzi, di calcio e di referendum. La gente però sanno benissimo che prima di Twitter seguire qualcuno o qualcosa era una cosa molto più difficile, e per seguirne una bisognava smettere di seguirne un’altra.

Rido – Questa parola, secondo un gergo oramai completamente assodato, la gente la dicono spesso a sproposito con “lol”. “Lol” in inglese vuol dire “Laughing Out Loud”. La gente lo dicono per dire che stanno ridendo a crepapelle, di gusto, sonoramente. Che anche quando fanno qualcosa di molto serio sono divertiti. Che la gente si stanno facendo parecchie risate.

Ricerca – 1921: “La gente sono alla ricerca di Dio”. 2011: “La gente ricercano un sostantivo su Google. Lol”.

Delizioso – Secondo il vocabolario Treccani ad esempio delizióso, agg. […], è ciò “che procura delizia, che dà un intenso piacere e godimento spirituale o estetico, o anche fisico”. A partire dalla diffusione del social bookmarking di delicious (ovvero una pagina online nella quale si segnano gli indirizzi web di contenuti trovati nella navigazione, e che si vorrebbero appunto conservare o condividere con altri, ad esempio articoli pubblicati su qualche blog), la gente hanno iniziato a decidere che tutto quello che conservavano e condividevano doveva diventare anche delizioso. Lol.

È come il “mi piace” di Facebook: quando quelli dei giornali se ne sono accorti, quando si sono accorti che la gente stavano facendo un po’ di confusione, i giornali hanno iniziato a cambiare il “mi piace” che inserivano accanto ai propri articoli nei siti web con un “condividi” molto più discreto. La gente infatti come possono dire “mi piace” dopo aver letto di violenze, terremoti e altre faccende tristissime? A quelli dei giornali del resto non interessa che alla gente piacciano le cose che scrivono: interessa che la gente lo dicano ad un alto numero di persone. Paradossalmente la verità è che la gente non sa più nemmeno cosa deve piacere, e la meraviglia dei filosofi – quella dalla quale ha avuto origine la filosofia – è stata da tempo completamente svuotata di senso. Così diceva Pavel Florenskij ai suoi studenti dell’Accademia teologica di Mosca nell’agosto del 1921 (La concezione cristiana del mondo): “Essere filosofi significa percepire sempre la realtà come qualcosa di nuovo, che non è mai ripetitivo e non sembra mai banale. È questo l’atto eroico della vita spirituale: ogni cosa si rinnova, dapprima nella propria coscienza, e in un secondo momento anche all’esterno. Tutto si riduce a questo: trasfigurare l’intera realtà. È necessario morire, dimenticare ciò che sembrava consumato: quando ci desteremo, tutto sarà per noi rinnovato, meraviglioso ed eternamente lieto”. Lol.

Pavel A. Florenskij
La concezione cristiana del mondo

a cura di A. Maccioni
Edizioni Pendragon
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Filed under: Tra l'autore e il lettore

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  • robrob

    “La gente di internet devono imparare a leggere.”??
    “La gente però sanno benissimo che prima di Twitter ….”??

    la gente dovrà anche imparare a leggere ma tu devi imparare a scrivere ….

  • Antonio

    Ti ringrazio caro! ;-) Hai fatto bene a dirglielo, alla gente, che non sanno davvero leggere.

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