Se la leggerezza non è superficialità |
Pubblicato da Antonio MaccioniSeguimi su Twitter18/3/2010
Se dire cose leggere su cose pesanti è un modo per restare in piedi sulla vita, hanno ragione i ragazzi di Finzioni e le signore di Libri su Libri, ha ragione pure il minimalismo di Micronarrativa anche se quella è un’altra storia. Forse ai lettori piace raccontarsi di romanzi letti dopo la cena o la mattina in una metropolitana di una mezza-città senza l’assillo di dover rispondere alla domanda del prossimo esame all’Università. Se si può seminare solo nell’apparente profondità e quasi in superficie, hanno ragione Lorenza, Elda e Camilla, che la mattina pubblicano presto i loro post in un blog coi colori: se fossero un’agenzia di comunicazione letteraria funzionerebbero bene pure. Se fossero il surrogato di un ufficio stampa riuscirebbero a vedere più avanti della Mondadori, a fare meglio di un pezzo di punta nella pagina di un quotidiano del nord. Però certe domande bisogna mettersele pure (dove finisce l’autorità? si può andare avanti a lungo se non si può sapere chi dirige il gioco? qual è la relazione tra la tradizionale editoria ed il web 2.o?). Alcune di queste domande ho provato a porle alla redazione di Libri su Libri che ha un gatto piccolo come portafortuna: loro dicono cose interessanti davvero, e credo valga la pena farci attenzione.
1. Qual è il rapporto del vostro blog con l’editoria tradizionale?
Di reciproco interesse! Librisulibri parla (e sparla) di tutto ciò che riguarda il mondo della lettura e della letteratura, che si tratti di classici o contemporanei. L’editoria tradizionale “sforna” i prodotti di cui ci occupiamo e per questo non possiamo non essere collegati, fermo restando che il progresso avanza e bisogna stare al passo!
2. Come e perché nasce Libri su libri?
Librisulibri nasce dalla voglia di condividere libri e librerie. Prodotto dalla mente acuta di noi tre ragazze di tre diverse generazioni (!), è la realizzazione di un progetto il cui obiettivo è, semplicemente, invitare, coinvolgere e “accattivare” alla lettura. Ci spieghiamo meglio: il sito è un’enorme libreria in cui ci si può fermare, farsi un giro tra i titoli e leggerne le impressioni. Il tutto però fatto con leggerezza, da non confondere con la superficialità. Non è un sito in cui leggere recensioni di critici letterari o quarte di copertina, ma capire cosa ne pensano persone che nella lettura e letteratura ci si perdono ogni giorno, che ad ogni “the end” di un libro sperano di trovarne uno migliore in quello successivo. Passione, in sintesi. E fede che nei libri ci siano le risposte a tutto. Basta trovare quello giusto!
3. Cosa pensate della relazione tra case editrici tradizionali e web 2.0?
Le case editrici cominciano a rendersi conto di quale risorsa straordinaria è il web 2.0. Molte di loro hanno una fan page su Facebook e un account su Twitter, altre, come la giovane Intermezzi di Pisa, sfruttano il potere del blogging per lanciare idee che rendono protagonisti i lettori. Mondadori, ad esempio, fa in modo che i lettori abbiano sempre qualcosa da dire (anche solo riguardo la copertina di un libro) in modo tale da creare quella suspence e quell’attesa che rendono un libro, per così dire, più prelibato. Esistono addirittura casi di libri pubblicati grazie ai lettori, come è capitato alla Newton Compton, che non si è potuta rifiutare di pubblicare un romanzo votato dai lettori di un blog. Questo è un passo molto importante perché il potere va ai lettori e non più solo e soltanto agli addetti ai lavori.
Oggi essere sul web e conoscere il web 2.0 e i suoi punti di forza, è come arrivare alle finali di un grande torneo. Chi poi riuscirà a sfruttare l’efficacia di una comunicazione breve, semplice e diretta, e chi saprà scegliere i canali giusti nel modo giusto, vincerà l’ultima partita.
4. Ebook o libro di carta?
Proviamo a risponderti brevemente.
Sentimentalmente, libro. Il perché è chiaro a tutti.
Evoluzionisticamente, ebook. Perché è ecologico, leggero, meno costoso e quindi accessibile a più persone, perché gli ebook sono su Internet e non solo in libreria e quindi, ribadiamo, più accessibili a tutti. E perdonaci se le nostre risposte somigliano a quelle di Foer, ma lui ha centrato il punto: l’ebook è più democratico del libro.
5. Ha ragione Safran Foer? Il libro sparirà?
Secondo noi sì, il libro sparirà e l’ebook (inteso anche come dispositivo di lettura di ebook) entrerà a far parte delle nostre vite così come lo hanno fatto la televisione, la lavatrice o la lavastoviglie (e alzi la mano chi si lamenta della lavatrice!), ma qui in Italia di certo non fra tre anni. Forse in America sì, forse, ma noi italiani siamo più nostalgici e romantici, oltre ad essere più lenti, più criticoni e meno aperti, quindi ci vorrà un po’ di più. Un bel po’ di più…
6. La rete ha davvero incentivato la democrazia della lettura?
Decisamente sì. In una vera democrazia, è il popolo a scegliere cosa leggere. Grazie alla rete ed alla compartecipazione è più difficile restare intrappolati nel giudizio di pochi intellettuali, è più facile farsi un’opinione e poterla esprimere. La rete è ancora strumento di tutti e per tutti. Ad una condizione, però: per non (dis)perdersi è necessaria una guida, soprattutto per i giovani. Perché l’orchestra funzioni non si può prescindere dal direttore… Il pericolo è appunto la dispersione, l’interpretazione senza riferimenti o referenti o chiavi di lettura.
7. Se Libri su libri potesse passare su carta, lo farebbe?
Senza alcun dubbio! Restando, ovviamente, anche sul web. Come moltissimi lettori, anche noi amiamo il profumo ed il il fruscìo della carta, senza negare per questo la praticità delle nuove generazioni di libri (Ebook).

Pavel A. Florenskij
La concezione cristiana del mondo
a cura di A. Maccioni
Edizioni Pendragon
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