Interpretazioni non autorizzate |

Pubblicato da Antonio MaccioniSeguimi su Twitter4/3/2010

C’è un dibattito che di recente ha attraversato le pagine di Nazione Indiana: si tratta della questione della responsabilità dell’autore. In buona sostanza, uno – uno – degli aspetti della questione è questo: in virtù della sua posizione privilegiata l’autore deve  fare qualcosa per tutelare la società/mondo e se sì cosa deve fare, o deve magari limitarsi a raccontare bene di ciò che accade? Deve limitarsi a scrivere di ciò che accade perché il resto verrà da sé? Ho trovato interessanti le considerazioni di Erri De Luca – dedicate all’impegno di civiltà, dalle generazioni politicizzate fino a Rosarno – e di Luigi Bernardi – che sembrerebbe piuttosto glissare sulla questione rispondendo così:

L’unica responsabilità che si può imputare a uno scrittore è quella di scrivere brutti libri.

Vero è però che i due contributi citati sono di natura completamente diversa: un testo personale e un’intervista. La questione viene inoltre riferita alle modalità di fruizione della letteratura contemporanea, riguardo alle quali Bernardi considera:

Il web ha creato ottime occasioni di discussione e di visibilità, anche se troppo spesso ha dato origine a polemiche senza fine e di nessuna utilità. Il web è una grancassa dove ognuno può dire quello che vuole e dove ciascuno può sentirsi scrittore solo per il fatto di avere qualche testo disponibile per la lettura. La rete assomiglia per molti versi a quella caricatura di democrazia che sono le assemblee di condominio, dove tutti parlano nello stesso tempo e ciascuno pensa di avere ragione.

Non ha tutti i torti. Si tratta di un problema fascinoso e straordinariamente dibattuto, sul quale è però raro individuare delle posizioni abbastanza convincenti. Ho ripensato a questo dibattito mentre leggevo Contro i critici. La ribellione silenziosa dei lettori, estratto del saggio L’invenzione del quotidiano di Michel de Certeau, pubblicato da Avvenire il 28 febbraio scorso.

Ma dietro lo sfondo teatrale di questa nuova ortodossia si nasconde (come già avveniva ieri) l’attività silenziosa, trasgressiva, ironica o poetica, di lettori (o telespettatori) che mantengono le distanze nel privato e all’insaputa dei ‘padroni’ del pensiero. La lettura si situerebbe dunque nel punto di congiunzione di una stratificazione sociale (dei rapporti di classe) e di operazioni poetiche (costruzione del testo da parte del lettore): il lettore è spinto così da questa struttura gerarchica a conformarsi all’’informazione’ distribuita da un’élite, ma si prende la sua rivincita insinuando astutamente la sua inventività nelle falle di un’ortodossia culturale. In questo modo, da un lato si occulta ciò che non è conforme alla volontà dei ‘padroni’ rendendolo invisibile ai loro occhi; dall’altro, lo si dissemina nelle sfere della vita privata. Entrambe le operazioni concorrono dunque a fare della lettura un’attività sconosciuta da cui emergono per un verso, in forma teatrale e impositiva, l’unica interpretazione letterale autorizzata, e per un altro, le tracce di una poetica comune, che affiorano come piccole bolle, rare e intermittenti, sulla superficie dell’acqua.

Pavel A. Florenskij
La concezione cristiana del mondo

a cura di A. Maccioni
Edizioni Pendragon
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    [...] Ecco: io non credo esistano elezioni democratiche perché chi vota conosce i programmi di ogni partito. Mi piacerebbe che fosse così ma così non è. Io non ho  diritto a una tessera elettorale perché so esattamente cosa farmene. Si tratta di un diritto che non mi è concesso ma garantito dallo Stato a patto che risponda a determinati requisiti: molto bene o troppo male, ma fuor di metafora riesco a leggere e ho imparato a scrivere. La questione della democraticità dovrebbe inoltre essere fondata su un canone letterario, e in questo caso non ho idea a quale canone letterario si faccia riferimento. A meno che – per il resto – non si voglia semplicemente dire che la critica debba essere autorizzata ed investita da un non-pubblico, e probabilmente è proprio quella la questione. [...]

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