Archiviato nella categoria: Reti sociali e ricerca
Poi la Rete racconta. Ma in che senso avrebbe vinto sulla “televisione di regime”? L’esempio del momento – dalla vittoria dei quattro sì al referendum – è praticamente quello della politica. Non so nemmeno in quanti siano tornati sull’argomento ma sono sicuro che da qualche parte c’è qualcuno che ha già trovato e conosce una soluzione per tutto. Forse ha ragione Vittorio Zambardino: non basta scoprire la Rete e usarla un po’, magari come se fosse una stazione tv o l’ufficio propaganda di un movimento, per “sapere come si usa la rete”, perché la Rete è cultura e non andrebbe solamente pensata ma vissuta. Perché se non sei la Rete non sai usarla, e anche quando credi di esserlo o persino lo sei puoi continuare comunque a sbagliare. Oppure Zambardino non ha ragione. (more…)
15/06/2011@
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“Un ramo della fisica teorica sta cercando di scoprire i principi fondamentali che regolano le reti con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, con uno spirito simile a quello dei padri della fisica classica: ridurre a poche leggi semplici e universali la straordinaria diversità delle reti sociali, tecnologiche e biologiche che ci circondano”. Il breve percorso di Andrea Capocci, Networkology, il Saggiatore 2011 – servendosi di alcuni excursus storici e tentando di isolarne le conclusioni più significative – riflette sulla somiglianza delle reti e sulle loro leggi. Se nella seconda metà del Novecento sono stati soprattutto sociologi e matematici a elaborare i modelli teorici delle reti sociali, servendosi delle osservazioni empiriche “gli scienziati si sono accorti che le proprietà delle reti sociali sono presenti in tanti altri ambiti, e il loro studio è divenuto uno degli ambiti di ricerca più fiorenti della fisica statistica”. (more…)
29/05/2011@
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In vista del convegno Testimoni digitali promosso dalla Chiesa italiana, il quotidiano Avvenire ha pubblicato una serie di interviste dedicate al cyberfuturo, concentrate sul rapporto tra i nuovi media e la cultura dei mezzi di comunicazione tradizionali. Il taglio dei contributi risulta evidentemente sociologico, e chiaramente viziato in partenza da una critica di fondo che produce però anche riflessioni e argomentazioni interessanti negli interlocutori del caso. Nelle tre puntate pubblicate a partire dal primo aprile sono intervenuti Bauman, Cheong, Mosley. (more…)
21/04/2010@
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A me il piglio garbato e semplice che si trova dietro i post di Enrica Garzilli piace molto. Ricorda quasi il modo di fare della Rete di un tempo: quella della prima Open Directory, quella che raccontano i vecchi, quella dei signori che allora c’erano, quella che aveva un’etica ed era fondata – come dicono loro – sul rispetto reciproco e sull’onestà. Enrica Garzilli cura Orientalia4all che è uno dei blog più popolari e più veri in circolazione. Intorno alla metà degli anni Novanta ha fondato le riviste accademiche online International Journal of Tantric Studies e Journal of South Asia Women Studies, da tempo lavora ad Harvard e ha un curriculum fitto di pubblicazioni e ricerche, incontri e conferenze, recensioni e contributi. (more…)
15/04/2010@
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L’intermedialità viene intesa come connessione tra media, piattaforme tecnologiche e linguaggi distinti. Ovvero: c’è il piccolo schermo, ma c’è anche twitter, ci sono i testi di 140 caratteri ma pure l’opera completa di Nietzsche, e bisognerebbe far funzionare tutte queste cose bene e tutte quante insieme. Ne ha parlato Paolo Peverini in un working paper disponibile anche in Rete: si tratta di un breve prodotto del Centre for Media and Communication Studies “Massimo Baldini” della LUISS. (more…)
08/04/2010@
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I loghi commemorativi di Google rendono bene l’idea del modo in cui un motore di ricerca può orientare milioni di lettori e milioni di vite. Può farlo in modo apparentemente disordinato, in modo casuale e minimale, in modo innocuo. L’ultima puntata è quella dedicata ad Akira Kurosawa, con un logotipo dedicato al cineasta giapponese scomparso nel settembre del 1998 e alla macchina da presa dagli anni Quaranta fino alla morte. Mi chiedo se la scelta del caso sia legata in qualche modo alla rottura con la Cina in un contesto di relazione con i paesi orientali. Ma forse no, non è legata a nulla.
È però un fatto simpatico e altamente significativo. Così non dico che sia necessariamente un male: (more…)
23/03/2010@
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