L’Anobii dei libri e il mercato |
Pubblicato da Antonio MaccioniSeguimi su Twitter4/3/2010
Così alla fine è diventato un libro, ma me ne sono guardato bene dall’acquistarlo. Uno dei dubbi riguarda l’utilità della cosa ovvero il complicato e intricato rapporto di questa pubblicazione con la versione originale del network. Può trasformarsi davvero in prodotto verticale un progetto nato in orizzontale e poi passato per il filtro di un sistema redazionale? È anche vero che si potrebbe fare una raccolta editoriale dei gruppi più o meno numerosi di facebook, o delle descrizioni degli oggetti più o meno venduti su ebay, ma la questione è che qui ci stiamo parlando addosso coi libri che non sono mica chincaglierie dell’usato e nemmeno Massimo Tartaglia. Per il resto pecunia non olet, e forse un giorno ci ripenserò.
Ad ogni modo Anobii – fenomeno di massa ed esperimento celebre in particolar modo tra i lettori internauti italiani – riesce ad unire la passione per la lettura con la condivisione aperta del social networking attuale. Si può indicizzare la propria libreria reale cercando i pezzi per titolo, autore o ibsn, catalogare i libri attraverso tag e parole chiave, dargli uno sguardo compiaciuto ad operazione finita e poi commentare e recensire, sbirciare nelle librerie altrui per scivolare tra le associazioni suggerite dai termini indicizzati, e lasciarsi prendere dai libri poggiati sul comodino di coltissimi sconosciuti, e frugare tra intere bibliografie a tema organizzate e rimescolate.
L’ho scoperto da tempo e l’ho preferito alle comunque diffuse alternative disponibili.
La questione potrebbe essere affrontata da differenti punti di vista, e per i più curiosi rimando a questo post piuttosto chiacchierato del Diario Semistupido.
Non credo che il suggerimento di un buon uso rappresenti una novità. Chi legge e fruga nella rete l’avrà incontrato da tempo – così immagino – e con molte probabilità ci si sarà affezionato. Ad Anobii, intendo.
Mi chiedo – comunque – quanto i sistemi di promozione e le case editrici facciano affidamento sulla cosa, e quanto la sfruttino come possibilità di interagire con utenti e lettori e – soprattutto – potenziali lettori. Quanto ci contino nel guardare a una nuova frontiera di mercato che – perlomeno in parte – inizia a tirar giù via e si mangia a fette quello vecchio. Quanto abbiano iniziato ad usarla rimanendo legati a più o meno vecchie concezioni del marketing e della pubblicità verticale.
Ho la sensazione che in rete le cose nuove si possano fare una due tre volte, e che poi diventino già vecchie e meno valide e meno appetibili in tutti i sensi. Ma di questo potrebbero parlarne bene altri altrove. Però l’esperimento equivale a un’operazione nel giro di poco tempo già compiuta ed irripetibile in quei termini?
Cosa può funzionare?
Uno dei criteri più interessanti – per quanto la considerazione sia banale – è la spontaneità del passaparola innescato, e la libertà dell’utente e delle sue libere opinioni che si diffondono e che più o meno velocemente agiscono in una rete sociale.
Un’esperienza radicale potrebbe essere individuata nella proposta di Intermezzi Editore, che in buona sostanza sostiene e poi chiede: io ti fornisco gratuitamente i libri a patto che tu ne parli ai tuoi contatti e alla tua rete sociale – comunque in modo libero e indipendente – su Anobii. Non c’è nessun obbligo ma è chiaro che l’effetto cercato è in questo caso rappresentato dall’aumentare della presenza dei volumi (forniti) all’interno delle librerie anobiane. Magari corredati da recensioni elogi e stroncature. Magari per aumentarne la popolarità.
Alla luce delle precedenti considerazioni mi chiedo quanto operazioni simili possano essere riprese e ripetute; quale impatto determineranno nella percezione della comunità del lettore anobiano medio, e a quali altre esperienze potrebbero portare e cos’altro poi suggerire. Se Anobii e network simili rappresentano una curiosa – e volendo felicemente coesistente – controparte alternativa alla critica letteraria (e magari prezzolata o perlomeno compiacente e compiaciuta) dei grandi noti, quale sarà il suo futuro rapporto con il mondo editoriale che necessariamente e giustamente avanza?

Pavel A. Florenskij
La concezione cristiana del mondo
a cura di A. Maccioni
Edizioni Pendragon
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Filed under: Reti sociali ed editori
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