Vento Largo di Francesco Biamonti
Segnalazione
Francesco Biamonti, Vento largo, Einaudi, Torino 1991, pp. 107.
Dialogo, 15 agosto 2005
Un libro per la sera e per il tramonto, fino al blu notturno che regna sopra Aùrno e la sua gente come sonnambula tra gli ulivi. Varì, Sabél, la vita del contrabbando umano passata per gli attraversamenti irregolari e rapidi della frontiera, l’esistenza sprecata nel favorire il passaggio dei contadini oltre la montagna. Una scrittura asciutta ed evocativa, dove le parole sono piante e le persone tiepide rovine che camminano ancora. Mai un passaggio forzato, perché ci sono autori che portano rispetto per il lettore. Parla ancora di Beckett, Amedeo incantato a perlustrare la montagna, che si era disfatto delle capre da dieci anni ma nell’ora del tramonto ancora le cercava. Da dove erano passate? Come i vecchi non si muove, rimane appoggiato a un albero cavo che gli assomiglia e in fondo, come lui, è lavorato dal tempo come da un maestro del legno. Il padrone è quello degli ulivi alla sera, è lieta rovina, molti tornano a casa, c’è chi sorride, chi cerca, chi spera e chi scappa. Eppure dentro nessuno si muove.
Antonio Maccioni


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