Sheol di Marcello Fois
Segnalazione
Marcello Fois, Sheol, Einaudi, Milano 2004, pp. 175.
Dialogo, 27 ottobre 2006
Un ispettore dal vissuto contraddittorio, un omicidio, messaggi anonimi come estratti dell’Antico Testamento, una Comunità ebraica occidentale (meglio se romana), un commissario riluttante, una banda razzista e una misteriosa scomparsa: un giallo accattivante ma rudimentale rispetto all’evoluzione della poetica dell’autore nuorese, qui alle prese col neonazismo contemporaneo che rischia di trasformarsi in pretesto per un lineare noir da fumetto. Non possiamo che oscillare tra l’apprezzamento (giustificato anche dal riferimento storico) e la critica (con annessa la rievocazione di un’epoca così sottesa alla nostra).
«Un professore universitario di sinistra mi diceva di aver conosciuto solo ebrei che erano stati aiutati, e ho stentato un po’ a fargli capire che non poteva essere altrimenti: gli altri che non avevano trovato solidarietà, ma indifferenza o delazione, non erano sopravvissuti». È Stefano Levi Della Torre, su un numero del Manifesto del febbraio 1995, qui rievocato in epigrafe. Marcello Fois però lo sa bene, che la produzione letteraria aiuta a capire la storia: ritornano alla memoria gli editoriali firmati per L’Unione Sarda, scagliati come macigni il giorno dopo qualche clamoroso delitto, contro una società che riduce certa letteratura a fenomeno pari a quello di inutili saltimbanco. Non ci avete mai dato retta: potrebbe essere questa l’accusa lanciata da certe pagine. Che forse anche per questo, titubanti, raccontiamo così.
Antonio Maccioni


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