Ritorno a Baraule di Salvatore Niffoi
Segnalazione
Salvatore Niffoi, Ritorno a Baraule, Adelphi, Milano, pp. 199.
Dialogo, 30 aprile 2007
«La voce che un forestiero andava in giro in paese pagando quelli che ricordavano qualcosa di Bertu Mazza e Sidora Molas si sparse a Baraule come la glassa sui mustaccioli». Il Carmine Pullana di Niffoi, medico-chirurgo e «salvatore dei bambini col cuore guasto», è segnato da un tragico passato: un padre dall’identità incerta e una madre atrocemente scomparsa. «Ci sono critici letterari e ci sono guardoni della letteratura», raccontava Niffoi a Cagliari il 19 aprile scorso in occasione della premiazione dei racconti vincitori del concorso promosso dall’associazione “Il Paese delle Meraviglie”. Perché se lo si provoca con le stringate sul folklore e l’esotismo risponde, ma in barbaricino stretto, che «un oncologo non può visitare il paziente e poi andare a dire che va tutto bene, magari vai a fumarti una bella sigaretta ed è così che avviene per lo scrittore», perché è uno che non inganna, anche quando ha la speranza del maestro elementare. Ci tiene a chiarirlo, Niffoi, che lui è vero come era vero il pianto da bambino appena svezzato; che la scrittura è sacrificio, e dono di sé stessi, del proprio tempo sottratto ad altro. Tutto dentro la sua isola che è mondo, che è davvero un po’ esotica e prostituta, anche quando la si esaspera. La ricerca di Carmine che disperato si rivolge a tutti, nelle strade di una Baraule dissipata, diventa ricerca anche dell’altro: e rispondendo delle sorti di Sidora allora, ogni personaggio altro, finisce col raccontare una storia propria, che gli appartiene.
Antonio Maccioni


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