Racconti di un pellegrino russo

Segnalazione

Racconti di un pellegrino russo, Città Nuova, 1997, pp. 303.

Dialogo, 15 aprile 2005

Trasfigurato letteralmente nella pagina, il pellegrino russo parte alla ricerca della preghiera perpetua: tra le mani i vangeli e la Filocalia, gli scritti degli antichi padri orientali, uno sguardo che si rivolge al cuore come se realmente lo potesse vedere.

Sulla strada, ciechi, sacerdoti, mendicanti: nella fatica, perché “il viaggio esige uno sforzo, è un dono, sacrificio delle proprie energie e del proprio tempo. In compenso, la marcia è una vittoria sul tempo”. Alla base della spiritualità cristiana orientale, non solo ortodossa, i Racconti di un pellegrino russo conducono il lettore alla Preghiera del Nome, incessante, scandita al tempo dei battiti e del respiro accolto che poi rifluisce.

Anonimi, sì, emblematicamente, nel gioco di Dio: dove l’identità dell’autore stesso è sovrastata dal nome di Cristo, e si disperde nelle voci dei secoli e nelle pianure sterminate di una grandiosa Russia. E leggiamo pensando alle parole attribuite a Tertulliano: “Verrà un giorno in cui per la Chiesa l’inchiostro dei suoi scrittori avrà quasi il valore del sangue dei suoi martiri”.

Antonio Maccioni


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