Picasso di Gertrude Stein
Segnalazione
Gertrude Stein, Picasso, Adelphi, Milano 1973, pp. 87.
Dialogo, 15 maggio 2008
Giunto recentemente alla sua undicesima edizione, un piccolissimo capolavoro del 1938, targato Adelphi e in ristampa da oltre trent’anni, frequenta ancora le librerie dei lettori italiani. Il racconto, in poco meno di un centinaio di pagine, ripercorre l’opera e la vita di Pablo Picasso y Ruiz, la sua Francia, la sua Spagna, l’eco dell’Africa e il pellegrinaggio in Italia. Bello da leggere, come una storia bella: il ritratto della stessa autrice, Gertrude Stein, avrebbe segnato un taglio col passato nell’opera dello spagnolo, verso una delle tante svolte della sua pittura incontro alla scoperta del primissimo cubismo. Gli aneddoti, della donna che lo conobbe, sono tanti: a Parigi Picasso venne derubato nella sua abitazione. Il ladro, dopo essersi introdotto nell’appartamento, preferì impadronirsi della sua biancheria, piuttosto che delle opere in lavorazione. Perché vivere il proprio tempo, completamente, intensamente come santi laici, non è da tutti; come il ladro a Parigi, i più, e non si comprende il perché, non vedono, non tengono il passo. Così, raccontava Gertrude Stein nel 1938, «capivo una volta di più che un creatore è contemporaneo, capisce cosa è contemporaneo quando i contemporanei ancora non lo capiscono, ma lui è contemporaneo».
Antonio Maccioni


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