Pancetta di Paolo Nori
Segnalazione
Paolo Nori, Pancetta, Feltrinelli, Milano 2004, pp. 218.
Dialogo, 30 novembre 2009
C’è un romanzo tra i lavori di Paolo Nori che è una sperimentazione e una provocazione e forse una critica insieme: alla saggistica fredda e morta – prima di tutto. È una storia difficile alla lettura, fondata su due vicende vicine e lontane nel tempo che si incrociano e si intersecano fino alla fine: gli anni 2000 e quelli prima della Rivoluzione. «Quando anche alle masse il mondo si è manifestato come frammentario, insensato, discreto, assurdo, è stato allora che si sono messi tutti a gridare che loro ce l’avevano una qualche continuità, una qualche sicurezza, una qualche certezza. “Noi stiam bene”, “Noi stiam bene”, “Guardate come stiam bene”, gridavano tutti, da una parte e dall’altra, e non smettono ancora». Così un giovane autore italiano giunge a Pietroburgo nel 2002, alla ricerca di materiale per il suo romanzo su un poeta russo; nella stessa città del 1912 fuggono due poeti d’avanguardia e di provincia per scivolare nella Prospettiva Nevskij, e gettare nel vapore Modernità tutta la letteratura venuta prima di Tolstoj. È vero che – oltre l’allusione del titolo ai corpi di carne che siamo – alla lunga la genialità del metalinguaggio e dei “menouomini” di Nori stanca: la passeggiata tra le sue carte si può sempre tentare, anche se non è tutta questione di fame.
Antonio Maccioni


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