La mite di Dostoevskij
Segnalazione
Fëdor M. Dostoevskij, La mite, Feltrinelli, Milano 2008, pp. 74.
Dialogo, 31 dicembre 2008
Scritto nel 1876, considerato racconto della maturità di uno scrittore, La mite di Dostoevskij torna in libreria con una nuova traduzione per Feltrinelli. Il monologo interiore di un usuraio al banco dei pegni, tra la tragedia e l’ironia, guida il lettore attraverso le ragioni che avrebbero spinto al suicidio la giovanissima moglie del protagonista. Il motivo di fondo di una storia è la ricerca del dialogo nell’incomunicabilità viziata dall’orgoglio più acuto. Il racconto, che secondo un progetto iniziale avrebbe dovuto intitolarsi La fanciulla con l’immagine sacra, si apre con il primo incontro tra l’usuraio e la futura sposa: la donna cede al banco dei pegni un’icona, ma il titolare sarà disposto ad impegnare solamente la cornice, lasciando l’immagine in un angolo della bottega. Un filo sottile legherà l’antica riproduzione della Vergine all’epilogo: verrà stretta tra le braccia della ragazza prima della fine. È una storia surreale ma straordinariamente avvincente, breve e toccante, anche perché nella tragedia è capace di lanciare un messaggio d’amore, da qualche parte.
Antonio Maccioni


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