La confessione di Tolstoj
Segnalazione
L. N. Tolstòj, La confessione, a cura di G. Pacini, Milano 1995.
Dialogo, 31 ottobre 2005
Classico mai divenuto “classico” del grande maestro russo, scritto autobiografico composto tra il 1879 e il 1882 e simbolo emblematico della “svolta” e della conversione dell’autore a una rinnovata spiritualità cristiana. Perché c’è una religione che «non entra nella vita, e non accade mai, sia nei rapporti con gli altri che in privato, di doverci confrontare o fare i conti con essa.
Viene professata e praticata in qualche regione indeterminata, lontano dalla vita e indipendentemente da essa. Quando entriamo in contatto con la fede, la consideriamo normalmente come un fenomeno esteriore, non collegato all’esistenza». E c’è una fede religiosa che, se accettata e fondata su pressioni esterne, viene sormontata dalla conoscenza e dalle esperienze umane: crediamo di conservare intatta quella fede dall’infanzia, ma in realtà, di quella stessa fede, in noi non vi è più traccia. Così, in tempi di guerra, nelle chiese si pregava per il trionfo delle armi, l’omicidio veniva accettato dai predicatori come atto derivante dalla fede stessa: l’autore inorridiva all’idea di ciò che uomini che si professavano cristiani accoglievano e perpetravano. Uno scritto sepolto dai decenni e dalla dimenticanza dei lettori, figlio dei migliori anni di Tolstòj e delle sue parole roventi come fuoco, profonde, autobiografiche, talvolta (auto)accusatrici. Nel 1882 la censura ne vietava la pubblicazione: l’opera iniziò ad essere ciclostilata e litografata in tutta la Russia, un circolo di universitari pietroburghesi vendeva il volume pirata per tre rubli a copia. Un documento lucido e straordinario, poche decine di pagine pur sempre attuali, che vengono da un mondo “lontano” e antico, che vale la pena riscoprire.
Antonio Maccioni


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