Il sorriso dell’agnello di David Grossman

Segnalazione

David Grossman, Il sorriso dell’agnello, Mondadori, Milano 1994.

Dialogo, 15 maggio 2006

Un romanzo d’esordio incentrato sulla questione palestinese e il problema di Israele. Però a conti fatti, se ci si astrae dal momento attuale, ci sono ragioni storiche che l’autore potrebbe non sfiorare nemmeno. Perché racconta una tragedia con la voce di quattro personaggi: ma con la loro vita, l’ironia dell’esistenza, il loro orgoglio, i loro difetti e crimini, il loro amore. «Quando si commette un’ingiustizia verso qualcuno, si resta intrappolati nel movimento della ruota. […] Quello che m’importava era cercare di cambiare qualcosa. Minuscoli successi: lo sguardo riconoscente di un vecchio, quando avevo fatto liberare dalla prigione suo figlio, affetto da diabete; una bottega che ero riuscito a far riaprire […]. Tutte cose che mi avevano fatto rompere le dita contro l’inesorabile girare della ruota dell’ingiustizia: ma mi sentivo bene, perché lottavo». Perché ci sono pezzi di mondo dove la gente si uccide per un lembo di terra: ci illudiamo della loro follia e nel frattempo siamo capaci di ingiuriarci a vicenda, per qualche metro quadro o poco più, che vicino a casa nostra del resto è tutto diverso. Sì, è lo scontro di civiltà, magari è il fanatismo religioso quello: mica egoismo, che ha il colore nero del petrolio.

Antonio Maccioni


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