Il silenzio di Francesco Biamonti

Segnalazione

Francesco Biamonti, Il silenzio, Einaudi, Torino 2003, pp. 43.

Dialogo, 15 marzo 2006

Forse la sua voce aveva allora l’accento del paese di montagna, attraverso lei rifluiva il lamento del mondo. Le ultime struggenti pagine di un autore sfuggente come i richiami delle sue creature, raccontate in differita quasi perché non potessero far male. L’edizione torinese è impreziosita da interviste che giustificano l’opera mai terminata, con l’accusa di una mancanza di senso dopo la morte delle ideologie nello sfiorire di un misticismo dostoevskijano non più attuale.

La storia incompiuta di Edoardo che, dopo aver viaggiato tutta la vita, è condannato alla fame di una terra che Lisa vorrebbe accecare al ritmo del mare, con altre armonie. Biamonti abbandonava il suo laboratorio creativo nell’ottobre del 2001 all’età di 73 anni: Il silenzio era ancora agli esordi, avrebbe ancora riempito la sua scrivania per molto tempo. Eppure rimane simbolicamente incompiuto. Attorno a lui le poche, rare ma importanti amicizie alle quali si concedeva. «Mi piace non dire niente. Io sono da cancellare; la mia vita non conta nulla; i miei natali non hanno importanza; il mio paese è insignificante. Si fa della letteratura perché si è scontenti della vita… Non credo nelle biografie… Sono per un’interpretazione proustiana del libro: il libro parla di se stesso, non di chi lo ha scritto».

Antonio Maccioni


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