Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry
Segnalazione
Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, Bompiani, Milano 1949-2004.
Dialogo, 15 gennaio 2006
Disperso nei cieli del Mar Mediterraneo del 1944, Antoine Jean-Baptiste regalava a New York, pochi mesi prima, un capolavoro identificato per sei lunghi decenni come uno dei libri più letti al mondo. Che è la storia di un bambino, sovrano in un pianeta piccolo e lontano, e se a leggerla e ad insegnarcela era pure l’Alex di Jack Frusciante che usciva dal gruppo poco importa, che certi libri in un modo o nell’altro li abbiamo scoperti e che la geografia a scuola la studiavamo ancora.
Alzi la mano chi non si è mai perso nella notte: e saper distinguere la Cina dall’Arizona, a colpo d’occhio, è una sapienza che, come è ben noto, ci è sempre stata di grande aiuto. Un libro banale si direbbe, scontato, patetico almeno quanto chi cerca di tirarne fuori qualche riga per una recensione dalla parvenza originale, nelle rime almeno, assorbito e rigettato da centinaia e migliaia di volumi della letteratura contemporanea che gli è succeduta. Dietro le pagine il mistero: di serpenti boa che digeriscono elefanti, sicuro, se ne disegnano ancora.
Antonio Maccioni
Segnalazione
Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, Bompiani, Milano 1949-2004.
Dialogo, 15 gennaio 2006
Disperso nei cieli del Mar Mediterraneo del 1944, Antoine Jean-Baptiste regalava a New York, pochi mesi prima, un capolavoro identificato per sei lunghi decenni come uno dei libri più letti al mondo. Che è la storia di un bambino, sovrano in un pianeta piccolo e lontano, e se a leggerla e ad insegnarcela era pure l’Alex di Jack Frusciante che usciva dal gruppo poco importa, che certi libri in un modo o nell’altro li abbiamo scoperti e che la geografia a scuola la studiavamo ancora.
Alzi la mano chi non si è mai perso nella notte: e saper distinguere la Cina dall’Arizona, a colpo d’occhio, è una sapienza che, come è ben noto, ci è sempre stata di grande aiuto. Un libro banale si direbbe, scontato, patetico almeno quanto chi cerca di tirarne fuori qualche riga per una recensione dalla parvenza originale, nelle rime almeno, assorbito e rigettato da centinaia e migliaia di volumi della letteratura contemporanea che gli è succeduta. Dietro le pagine il mistero: di serpenti boa che digeriscono elefanti, sicuro, se ne disegnano ancora.
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