Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Segnalazione

Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, Newton & Compton, Roma 1994-2006.

Dialogo, 30 giungo 2007

Ambientandolo nell’Unione Sovietica degli anni ’30, Bulgakov concepiva un romanzo poi divenuto a tutti gli effetti classico vero della letteratura mondiale. Terminata la stesura (quasi definitiva) poco tempo prima di morire, nel 1940, l’autore concludeva il lungo viaggio di ripensamenti, rielaborazioni e nuovi slanci creativi: come nella personale vicenda del protagonista (il maestro), Bulgakov gettava in una stufa la prima versione dell’opera, sul finire degli anni ’20, sotto le probabili pressioni della censura di regime. Ma cosa potrebbe accadere se il diavolo in persona (nei panni di un esperto conoscitore di magia nera) penetrasse nel cuore di una grande città (Mosca), seguito da uno stuolo di strani personaggi, animaleschi e kafkiani come si dimostrano talvolta anche i cittadini immersi nell’inettitudine e nella complicata vita burocratica dello Stato? Nell’opera di Bulgakov c’è un mondo capovolto, ironicamente confuso e ingarbugliato dall’arrivo del più subdolo dei maghi, dove la società è talmente grottesca che i più alti e sani funzionari si preparano per il loro ingresso in manicomio, dopo il fatidico e tragico incontro. A riscoprire un libro del genere, con la sua sottile ironia, verrebbe da ridere; eppure tra una Passione riscritta e una follia che è verità (chi ha avuto a che fare col mago viene semplicemente considerato un pazzo), il simbolismo dell’amore e della società che cede ai compromessi è un vecchio racconto singolarmente attuale. Sui vari samizdat (si tratta di edizioni illegali, talvolta ciclostilate, che generalmente raggiungevano i lettori per vie clandestine), l’edizione definitiva viene comunemente fatta risalire al 1989.

Antonio Maccioni


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