I fantasmi di Portopalo
di Giovanni Maria Bellu

Segnalazione

Giovanni Maria Bellu, I fantasmi di Portopalo, Mondadori, Milano 2004, pp. 228.

Dialogo, 15 febbraio 2006

Nel Natale del 1996, circa trecento clandestini sparirono nel nulla dopo un naufragio nel cuore dei mari italiani. Inviato speciale de La Repubblica, nato a Cagliari e di origini barbaricine, Giovanni Maria Bellu ricostruisce sulla carta la più grande e vergognosa tragedia del nostro mare dalla Seconda Guerra mondiale ai giorni nostri.

Spaccato di una penisola troppo recente, per un giornalismo di stile che ricostruisce una vicenda oscura «con grande passione civile». Un viaggio verso l’anima omertosa del nostro sud, passato attraverso i documenti di Anpalagan venuti a galla, con pescatori, ritagli di giornale, politicanti apprendisti e professionisti che, non lontani dalle poltrone degli attuali governanti, dichiarano l’identità matematica tra l’indefinito immigrato e la feccia sociale. Fu così che, dal febbraio del 1997, i pescatori di Portopalo di Capo Passero iniziarono a trovare impigliati nelle reti decine di corpi a pezzi, mangiati dal mare e dai pesci. È l’assurdità del reale, un racconto vero, la storia di un’impalpabile e comune amicizia.

«Insomma, siamo due isolani dei monti e delle pianure, dei pascoli e delle piantagioni. La gente come noi, quando guarda il mare, non resta a bocca aperta a respirare lo iodio, né progetta di scoprire l’America. Niente. Guardiamo il mare e prendiamo atto che la terra è finita. Tutto qua».

Antonio Maccioni


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