Guida spirituale ad uso dei lettori

S. Pinna, Tutti i puntini sulle i. Breviario per i lettori borderline, Cuec, Cagliari 2007

L’Unione Sarda, 24 marzo 2007

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Uno sguardo ironico e demistificatore è scagliato sul mondo quasi circense della produzione letteraria isolana: la raccolta di aforismi inframmezzati da un raccontino che scompare e riappare, di riflessioni ed esercizi di stile firmati da Salvatore Pinna (Tutti i puntini sulle i. Breviario per i lettori borderline, Cuec 2007) accarezza con aria disincantata le motivazioni più pure di quella stessa narrativa. Ribalta e decostruisce il calderone della scrittura – ammettendo che i lettori siano davvero quegli equilibristi sul ciglio di una voragine, ibridi circensi perché «prima o poi nella scrittura anche loro precipitano» – che è un mondo variegato e aperto a tutti. Si incrociano utensili del mestiere, esercizi di incipit e definizioni di plot matematicamente perfetti: c’è tutto e niente, anche perché questo «non è un libro in cui si insegna a scrivere un romanzo. Chi sa scrivere un romanzo di solito non fa un libro su come si scrivono i romanzi. Li scrive e basta». L’autore propone un intreccio di pensieri e aforismi a volte crudeli, intenzionalmente spregiudicati, quasi mai infondati e spesso diretti, incalzanti, volutamente severi. Si muove tra critica e parodia, non si vergogna di riproporre vecchie e nuove domande, che riemergono sullo sfondo, alla resa, consegnate e stimolate più potenti e aleatorie di quelle stesse pagine: essere tra i principali indiziati di “atlantidità” favorisce il turismo isolano e ingarbuglia l’identità? Qual è la perfetta quantità di Sardegna che incrementa la vendita di certe produzioni al botteghino della letteratura? Dove finiscono i grandi personaggi se tutti i caratteri ambiscono a divenire personaggi?

Il dibattito come gli spunti critici additati, in questa terra che è anche di Lecca, Angioni e Niffoi, non è nuovo, ma alla fine coinvolge ancora tutti: lettori, autori, editori. Il pamphlet, perché di questo si tratta, è il frutto del lavoro di molti anni tra cinema, teatro, letteratura, scuola e le tante iniziative culturali che nascevano e ruotavano attorno alla Società Umanitaria e alla Cineteca sarda, che hanno avuto in Salvatore Pinna un instancabile organizzatore e operatore. Andato in pensione di recente, Pinna non ha però dimenticato di essere soprattutto un intellettuale impegnato e come tale sempre in servizio permanente effettivo. Ed ecco che, dopo Tre corsi di linguistica leggera (2004) dà alle stampe questo diverte libretto destinato a tutti i lettori che, come tali, sono anche potenziali scrittori. «È difficile – scrive Pinna – immaginare un lettore non munito di penna, di tastiera e di ambizione», perché prima o poi sarà richiamato dalla musa ispiratrice della scrittura.

Salvatore Pinna è originario di Bitti, ha studiato lettere e insegnato Cinema documentario all’Università di Cagliari. Tutti i puntini sulle i, stampato mentre la narrativa dei romanzieri isolani fa discutere, è figlio dei suoi tempi. Leggerlo è come scoprire una versione satirica del Come un romanzo di Daniel Pennac, ma votato alla sardità, trapiantato nel potenziale cuore strategico del Mediterraneo e reso più sgraziato, più ironico e più pop.

Il “lettore interinato” che soffre della delusione della fine, del resto, non si è avvalso di altro se non del terzo diritto imprescrittibile del lettore che è in buona sostanza il «diritto di non finire un libro», alla portata di tutti. Si invita ad «insistere con l’ossessione dell’identità», o forse si dissuade dal farlo, sciorinando comunque uno dei più importanti consigli devoluti al romanziere preparato. Bisogna insistere anche se «la Sardegna è in ogni luogo, e in ogni luogo, a saper guardare bene, c’è una Sardegna»: seppure ci si renda poi conto che «la Sardegna che c’è in Sardegna non c’è da nessun’altra parte». Glissando: «Non dimenticarsi di rimpiangere la rena bianca che avevamo al Poetto. Che ce la invidiavano tutti».

Se la letteratura è una simbiosi che fonda passato e destino di certi uomini e certi popoli; se la tensione al racconto è il pensiero della fine trapiantato tra rilegature e pagine per lasciare un segno nella storia, spesso nel quartiere, nello schedario di una polverosa biblioteca di provincia; se la vera scrittura è sempre il cavare sangue da una pietra mentre anche le dita di chi ha scavato sanguinano, allora i fenomeni letterari riemersi nell’isola degli ultimi decenni avranno un significato a loro modo epocale; le pagine di Pinna, nel contesto, una ragione più forte della loro semplice brevità.

Antonio Maccioni


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