Francesco e l’infinitamente piccolo di Christian Bobin
Segnalazione
Christian Bobin, Francesco e l’infinitamente piccolo, San Paolo, 2002, pp. 112.
Dialogo, 15 marzo 2005
Segnato dalla Passione, Francesco continua ancora a raccontare al mondo la storia di un ragazzo divenuto povero negli abiti e nel cuore. La scrittura è limpida, semplice come la vita che racconta, quasi un romanzo.
È Bobin, come si è scritto, “che vive in una sospensione vigile, di attesa silenziosa”, in una vita che prende forma “a partire dal fondo di sé”. Sì, la Croce, la Pasqua, e…
Dirà in una delle rare interviste concesse: “La bellezza della vita è nel suo essere fragile, timida, passeggera, mortale. Se si toglie la morte, allora si è perduti nel nero: la morte è il sole della vita. Dio sta appena dietro questo sole”. Una lettura, anche, per quando si crede di aver trovato e definito per sempre una complessità spirituale fatta dai grandi per i grandi. Perché i bambini “sono tutti imbrattati di Dio, tutti inzaccherati dalla meraviglia infaticabile della vita. L’infanzia spirituale è questo modo di essere maldestri e questo stupore”.
Buona lettura, ne vale la pena, è da piccoli e folli: se la meritano il narratore e il narrato. Una storia che ancora oggi è semplice, nel suo incendio.
Antonio Maccioni
Segnalazione
Christian Bobin, Francesco e l’infinitamente piccolo, San Paolo, 2002, pp. 112.
Dialogo, 15 marzo 2005
Segnato dalla Passione, Francesco continua ancora a raccontare al mondo la storia di un ragazzo divenuto povero negli abiti e nel cuore. La scrittura è limpida, semplice come la vita che racconta, quasi un romanzo.
È Bobin, come si è scritto, “che vive in una sospensione vigile, di attesa silenziosa”, in una vita che prende forma “a partire dal fondo di sé”. Sì, la Croce, la Pasqua, e…
Dirà in una delle rare interviste concesse: “La bellezza della vita è nel suo essere fragile, timida, passeggera, mortale. Se si toglie la morte, allora si è perduti nel nero: la morte è il sole della vita. Dio sta appena dietro questo sole”. Una lettura, anche, per quando si crede di aver trovato e definito per sempre una complessità spirituale fatta dai grandi per i grandi. Perché i bambini “sono tutti imbrattati di Dio, tutti inzaccherati dalla meraviglia infaticabile della vita. L’infanzia spirituale è questo modo di essere maldestri e questo stupore”.
Buona lettura, ne vale la pena, è da piccoli e folli: se la meritano il narratore e il narrato. Una storia che ancora oggi è semplice, nel suo incendio.
Antonio Maccioni
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