E non disse nemmeno una parola di Heinrich Böll
Segnalazione
Heinrich Böll, E non disse nemmeno una parola, Mondadori, Milano 1977-2009.
Dialogo, 16 settembre 2009
Pubblicato a puntate nel 1953, poi distribuito in settemila copie nel corso dell’anno, oggi ben oltre la ventesima ristampa in traduzione italiana: E non disse nemmeno una parola, capolavoro di un Nobel, aspettava ancora il forte impatto esercitato sulla critica tedesca ed europea. Böll avrebbe poi dichiarato pochi anni più tardi: che soltanto due cose lo interessavano enormemente, la religione e l’amore. A non dire nemmeno una parola, primo fra tutti, era Gesù già crocifisso sul legno: cristiano professo, di confessione cattolica, Boll metteva a nudo la miseria del romanzo delle macerie, del dopoguerra, dove rovine di uomini umiliati dal mondo lasciavano già presagire la polemica rivolta al cattolicesimo istituzionale, poi più tardi concretizzata. «Ho paura di vedere all’altare il parroco […]: la voce di un gaudente rientrato, che fuma sigarette di marca, e racconta barzellette melense alle donne delle sue società e delle sue commissioni. […]. Ma qualche volta, la mattina […], entro furtivamente in chiesa per qualche minuto, quando non ci sono più messe, e mi godo la pace infinita che si irradia dalla presenza di Dio». Così maltrattati dalla vita, i protagonisti di un romanzo a due voci, marito e moglie, cercheranno di ritrovarsi per le strade di una città che li copre: sullo sfondo, lo scontro-incontro tra l’umano offeso e la convenzione dell’istituzione, tra la presenza dell’uomo e la trascendenza visibile di Dio.
Antonio Maccioni


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