Come un romanzo di Daniel Pennac

Segnalazione

Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli, Milano 1993, pp. 141.

Dialogo, 28 febbraio 2006

Insegnante di francese a Parigi, il padre del capro espiatorio Benjamin Malaussène alle prese con una estemporanea pedagogia della lettura quando pedagoghi non lo eravamo per nulla. Tra ciuffi adolescenziali, finestre aperte per ingannare la noia delle pagine, dubbi sulla romanticità di Raskolnikov, classici sconosciuti, calamite di fogli e inchiostro alla ricerca di una folla esclusa. E storie sentite raccontare da bambini che poi per tutta la vita chissà perché si cercano ancora.

«Quel professore non inculcava un sapere, regalava quel che sapeva. Non era tanto un professore quanto un maestro trobadorico – uno di quei giullari delle parole che popolavano le locande del cammino di Compostela recitando le canzoni di gesta ai pellegrini illetterati».
È un decalogo in dieci righe: per il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo, il diritto di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere a voce alta, per il diritto di tacere. Chiamati in causa sono anche i nostri licei, i tanti e innumerevoli professori capaci di trasmettere passione tensione amore anche solo per un singolo (ma vero) libro.

Perché c’è qualcosa alla radice di tutto: prima delle iniziative editoriali, dei consigli e dei festival della letteratura. Forse. Da capire o da buttare. O forse no. Centoquaranta pagine dalla pretesa empatica, per tutti e per nessuno.

Antonio Maccioni


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